Descrizione
Le quote massime dei rilievi sono modeste, intorno agli 840-850 metri di altitudine. Il substrato geologico è interamente costituito da rocce porfiriche (riodaciti) del Carbonifero e Permiano inferiore (tra i 350 ed i 250 milioni di anni fa), appartenenti alla piattaforma porfirica atesina. Le forme arrotondate e dolci delle sommità dei dossi ed i liscioni affioranti derivano da processi di esarazione glaciale che hanno interessato l’area nel Quaternario, con prevalente andamento nord-sud. Le ripide pendici che precipitano verso Ceola ed il fondovalle sono invece riconducibili a dinamiche di progressiva escavazione fluviale e crolli successivi. Il clima della zona rientra nel tipo prealpino con caratteri intermedi tra il tipico mediterraneo ed il continentale a seconda delle stazioni e ciò si riflette sulla vegetazione presente. L’intera dorsale percorsa dal sentiero, originariamente costituita da terreni primitivi e rocciosi, è stata interessata in passato (intorno al 1930) da estesi rimboschimenti a pino nero che hanno occupato l’orizzonte della naturale formazione ad orniello e carpino nero. Oggi il miglioramento del terreno determinato dalla pineta sta determinando il reingresso di tutte le specie tipiche (in gran parte a livello di piano dominato), in particolare delle latifoglie termofile, con alcuni elementi mesofili nelle vallette e ripiani più freschi. Il risultato è una grande varietà di specie ed habitat diversi concentrati in spazi modesti, di grande valore didattico. La fauna superiore che attualmente frequenta la dorsale del Mancabrot-Maric è varia e degna di interesse: tra i Mammiferi si possono elencare cervo, capriolo, alcuni Pineta del Mancabrot da S. Floriano esemplari di camoscio, tasso, volpe, lepre, faina, donnola, scoiattolo, riccio, ghiro, l’arvicola rossastra ed i topi selvatici, mentre tra gli Uccelli si possono citare astore, poiana, sparviero, allocco, picchio nero, picchio rosso maggiore, ghiandaia, colombaccio, tordi, cesene e merli, cince e numerosi altri piccoli Passeriformi. La foresta giovane nelle stazioni più fresche costituisce inoltre habitat potenziale per il francolino di monte.